INTERVISTA AD EDY REJA
AT. Buongiorno
Mister. Tra qualche giorno si giocherà il Derby. Se la sente di farci un
pronostico ma soprattutto ci racconta di come hai vissuto le vigilie
stracittadine nella sua esperienza in biancoceleste?
ER. Capita presto questo derby, ancora non si
riesce a capire il potenziale delle due squadre, penso che possa finire pari.
Entrambe hanno cambiato allenatore e quindi ci vorrà ancora un po di tempo
prima che trovino la amalgama. I miei ricordi dei derby sono contrastanti. Ero
partito malissimo, il primo è stato una sconfitta nella qualificazione della Coppa
Italia e poi perdemmo anche i due in campionato e da questo punto di vista puoi
immaginare come venissi considerato… poi però l anno successivo due vittorie e poi altri due finirono in pareggio
e quindi sono riuscito a cancellare l incubo del primo anno.
AT. La sua lunga carriera da allenatore viene ricordata dai
piu per i successi con Napoli e Lazio ma
lei è stato un vero mister promozioni. Sono ben 4 le volte che ha
portato squadre dalla B alla A. Qual è il segreto per essere vincente in un
campionato difficile come quello cadetto?
ER. Intanto posso dirti che ai miei tempi forse
c era meno differenza tra A e B. Ricordo sempre almeno una decine di squadre attrezzate
per il salto nella massima categoria. Comunque il segreto per la promozione è
avere giocatori funzionali al progetto. E’ necessario un mix tra giovani e
giocatori di esperienza. Sono questi ultimi che possono fare la differenza in
certe partite difficili, ma vista la durezza del campionato è anche necessario
ricorrere alla freschezza e al ritmo degli elementi giovani. Comunque è un
campionato molto insidioso dove è facile fallire, soprattutto per quanto
riguarda le squadre neo retrocesse che non riescono a calarsi immediatamente
nella nuova realtà.
AT. Oggi vediamo sempre piu spesso giocatori che appena
appese le scarpe al chiodo hanno la possibilità di allenare in piazze
prestigiose. Rispetto ad un tempo in cui era consuetudine fare la gavetta in
campionati minori crede che si stiano perdendo delle competenze?
ER. Va beh questo è un calcio e una filosofia in
cui non mi ci riconosco più. Io ho fatto la gavetta per venti anni nelle
categorie inferiori. Ho iniziato negli anni 80 e la possibilità di allenare in
A me la sono guadagnata a suon di promozioni nelle categorie inferiori solo nei
primi anni 2000 quando mi chiamò il Vicenza. Penso che gli allenatori prima di
essere catapultati in grandi palcoscenici debbano farsi le ossa, perchè è vero che giocano sull entusiasmo, ma a mio
avviso non hanno la necessaria esperienza per guidare un club a certi livelli.
Non credo inoltre che sia un bene il rapporto di amicizia tra giocatori ed
allenatori ( magari ex compagni di squadra). Penso che il Mister debba essere
una figura autorevole, possibilmente con un buon rapporto con i ragazzi, ma una
certa distinzione dei ruoli è necessaria. Io ad esempio andavo d accordo anche
con chi non giocava, ma è fondamentale che la figura che poi determina le
scelte abbia credibilità e personalità.
AT. Prima di diventare allenatore è stato un buon
centrocampista con Spal, Palermo e Alessandria. Per i piu giovani che non l
hanno vista all opera, ci racconta che tipo di giocatore era?
ER. Sono stato un centrocampista di grande
temperamento e di grande resistenza. Quando nei secondi tempi gli altri
calavano io correvo ancora di piu. Avevo piedi discreti ma non eccelsi però ero
molto applicato e disciplinato tatticamente
e quindi in mezzo al campo dicevo la mia con grande autorevolezza. Dopo l
ultima buona stagione alla Spal mi aveva cercato il Cagliari che poi avrebbe
vinto lo scudetto, ma alla fine andai al Palermo. A quel tempo la destinazione
non la sceglievano giocatori o procuratori. Il Palermo fece un offerta piu alta
e quindi persi l occasione. Poi mi cercò il Milan alla ricerca di uomini di
gamba che supportassero Rivera, ma la richiesta del presidente per il mio
cartellino fu giudicata troppo elevata e quindi anche in quell occasione non se
ne fece niente. Non ho mai scoperto se
sarei potuto essere adatto a giocare in squadre di alto livello…
AT. Lazio e Napoli due piazze importantissime dove ha
lasciato un segno indelebile e un ottimo ricordo. Ci racconta le pagine piu
belle e i momenti più tristi vissuti su entrambe le panchine?
ER. Per quanto riguarda la Lazio il ricordo piu
bello è il Derby vinto per 2 a 1 con il goal di Klose nel recupero. Un emozione
incredibile alla quale ha fatto seguito anche un riconoscimento che mi ha riempito
d orgoglio. Una targa esposta a Formello con la scritta Edy Reja uomo Derby. Il
ricordo negativo è stato il non essere riuscito a centrare la Champions,
fregato per due volte dall Udinese. Un anno siamo arrivati quarti, ma
accedevano soltanto le prime tre ed un anno arrivati a pari punti e penalizzati
dalla differenza reti. Posso dire che siamo stati proprio “sfigati” anche se
poi a condannarci è stato un rigore sbagliato da Zarate che ha tentato di fare
il cucchiaio. Non ti dico cosa gli avrei fatto quel giorno…. Lato Napoli invece
il ricordo più bello è stata la
promozione in serie A dopo gli anni del fallimento e la risalita dalla serie
C. Si è ridata dignità ad una piazza
come Napoli depressa per gli eventi che gli erano accaduti. Il ritorno nella
massima serie è stato un momento esaltante conquistato a Genova sponda rossoblu
e culminato con un giro sul pullman scoperto per le vie della città.
AT. Ha allenato grandi campioni. Le chiedo di farmi la top 3
dei giocatori che più l hanno impressionata durante la lunga esperienza da
Mister
ER. Ho avuto il piacere di allenare un giovane
Pirlo, che sin da allora si capiva sarebbe diventato un giocatore fortissimo.
Poi devo necessariamente menzionare Klose, atleta, uomo e calciatore immenso.
Infine, cosi non faccio un torto ai tanti campioni che ho allenato nella Lazio,
ti dico Cristiano Doni. Giocatore forte di piede e di testa e
dotato di un eleganza unica, ma che per qualche limite caratteriale non
ha saputo esprimere a pieno tutte le sue capacità.
AT. Per finire, ringraziandola per la disponibilità, le
chiedo un opinione sulla nostra Lazio. Quest anno non abbiamo le coppe Europee,
pensa possa essere un vantaggio per il campionato? La mancata possibilità di
rinforzare la rosa è secondo lei un problema o abbiamo comunque una squadra
competitiva? Secondo la sua esperienza quali obiettivi si potranno raggiungere
in questa stagione?
ER. Sono fiducioso. La squadra è forte. L
importante è stato non dare via i pezzi pregiati durante il mercato e sono
convinto che Sarri farà un buon lavoro. Credo che l Europa sia alla portata.
Grazie 1000 e la aspettiamo presto a Milano .