Paolo MONELLI
Paolo Monelli,
attaccante, nato a Castelnovo ne’Monti (RE) il 27 Gennaio 1963. Arriva
dalla Fiorentina nella stagione 87/88. Punta centrale pesante, abile nel gioco
aereo e nell’aprire varchi ai compagni.
Disputa con la Lazio (in serie B) uno dei suoi migliori campionati e con 13
reti è il capocannoniere della squadra biancoceleste che conquista
la promozione. Si presenta con un rigore al nuovo pubblico alla prima giornata
in LAZIO-SAMBENEDETTESE 2-0 del 13 settembre 1987 e segna la sua unica doppietta
all’ultima domenica in Lazio – Taranto 3-1 del 19 giugno 1988.
Vanta 42 presenze in biancoceleste – 14 reti (37 presenze in campionato
con 13 reti e 5 presenze in Coppa Italia con 1 rete. A fine campionato si
trasferisce al Bari. La sua cessione è all’origine del litigio
tra Calleri e Fascetti..litigio che provocherà la cacciata del tecnico…ci
faremo raccontare il perché…eccolo per noi!
(Patrizia con Paolo Monelli)
Era il tuo sogno di
bambino diventare calciatore?
PAOLO: Il mio sogno lo è diventato poi. Sono andato
via di casa a 14 anni, abitavo in provincia di Reggio Emilia. Sono andato
nelle giovanili del Monza e da lì ho cominciato a pensare seriamente
di diventare calciatore e poi per fortuna lo sono diventato
Chi ti ha notato e
quindi voluto portare a giocare nella massima serie, cominciando dalla Fiorentina?
P: Giocavo nel Monza e ho esordito a 16 anni in serie B.
Ho giocato 2 campionati e mezzo nel Monza in serie B e poi fui portato alla
Fiorentina da Tito Corsi, l’allora Direttore Sportivo della Fiorentina
Dalla Fiorentina alla
Lazio: cosa ti ha fatto accettare questo passaggio ? Le tue sensazione arrivando
a Roma in una nuova società con nuovi compagni di avventure….
P: Sono stato 5 anni alla Fiorentina facendo 4 anni molto
buoni, l’ultimo non tanto bene.
Ci siamo salvati alla penultima giornata di campionato. Dopo 5 anni ritenni
che la mia avventura alla Fiorentina fosse giunta alla fine. E’ capitata
l’occasione di venire alla Lazio, anche se era in serie B,ritenendo
che fosse meglio alla Lazio in serie B che in molte altre squadre in A
E più tardi, i fatti mi diedero ragione, anche se solo per un anno,
perché dopo abbiamo ottenuto subito la promozione
Ricordi le emozioni
della tua doppietta decisiva in LAZIO-Taranto del 19 giugno 1988?
P: Sicuramente si, le ricordo, anche perché ci fu
un’attesa stupenda e anche i giorni precedenti questa gara che era decisiva
a seguito della quale, vincendo, potevamo ritornare in serie A.
Per cui, lo stadio pieno, anche se mancava la curva nord (in quanto erano
in corso i lavori di ristrutturazione per i mondiali di Italia 90).Nonostante
tutto lo stadio era stracolmo: 50.000 persone che ci incitavano, come del
resto hanno fatto per tutta la durata del Campionato.
Per cui ho un ricordo molto bello, soprattutto anche perché ebbi la
fortuna e la capacità di segnare anche 2 goal e quindi meglio di così
non si poteva finire!
Ricordi di PARMA-
LAZIO (a una giornata dalla promozione definitiva): quali sono state le tue
emozioni scendendo in campo e pure essendo fuori casa, ritrovarti in un Tardini
tutto biancoceleste?
P: Sì, lo ricordo come fosse ieri: uno stadio Tardini
strapieno di tifosi laziali, penso saranno stati all’incirca 10.000….un’emozione
stupenda….
Devo dire, comunque, che quell’anno, tutte le trasferte ebbero un seguito
notevole di tifosi.
Ricordo ad Arezzo, 10.000 persone.
Per ogni trasferta, come minimo, ci trovavamo al nostro seguito sempre 2000/3000
tifosi biancocelesti…
PARMA. Uno stadio pieno,pareggiammo 1-1 con goal di Rizzolo che ci consentì
la domenica successiva di affrontare la partita col Taranto, di cui ho parlato
prima, con lo spirito giusto,e cioè quello di poter avere la possibilità,
quasi la certezza di riuscire a raggiungere la serie A.
Qual’era l’atmosfera
che si respirava quella giornata prima di scendere in campo tra di voi compagni?
Ricordi qualche episodio particolare? Qualche gesto scaramantico particolare
tuo o di qualche tuo compagno?
P: Gesti scaramantici non me ne vengono in mente.
Ricordo solo l’aneddoto del quale fui io uno dei promotori.
Verso Natale, feci firmare una pergamena, dove scrissi che se avessimo raggiunto
la promozione in serie A,saremmo andati tutti in bicicletta sul Terminillo!!!
E così facemmo.
Parteciparono tutti.
Fu organizzato molto bene perché le biciclette ce le diede per tutti
Francesco Moser e di conseguenza avevamo anche tutto il seguito del suo team
che ci affiancò in questa impresa, l’ammiraglia…ecc..
Questa “trasfertina” la intraprendemmo ¾ gg dalla vittoria
in campionato.
Fu dura perché erano 100 km…davvero dura piu’ che giocare
a calcio!!!
Ricordi un episodio
particolare della tua carriera che per vari motivi ti è rimasto nel
cuore?
P: L’unico episodio particolare della mia carriera
che mi è rimasto in mente è aver fatto, quando giocavo nella
Fiorentina, un goal da 65 m…quello penso che rimarrà in mente
a me e nella storia del calcio
Come ti sei trovato
ad essere allenato da Fascetti? Com’era il tuo rapporto con lui?
P: Io mi sono trovato molto bene
Purtoppo, ritengo che nel calcio le persone che dicono in faccia quello che
pensano oppure sono coerenti su quello che dicono ce ne sono pochissime, e
una di queste sicuramente è Eugenio Fascetti: uno degli allenatori
che diceva in faccia quello che pensava, ti attaccava al muro degli spogliatoi
se c’era qualcosa che non andava bene.
Penso che di queste persone ne sono rimaste pochissime e si possono contare
sulle dita di una mano
Oltre a lui, secondo me, un altro allenatore che ragiona in questo modo è
MAZZONE
Con quali compagni
hai legato di piu’?
P: In quel periodo alla Lazio, devo dire che c’erano
diversi giocatori con cui avevo legato, soprattutto anche perché si
era creato un bellissimo rapporto di amicizia e di stima reciproca.
Infatti almeno ¾ volte alla settimana si usciva a cena con almeno 7/8
compagni di squadra e le loro mogli.
E non facile avere un gruppo affiatato cosi’.
Si era cementato un gruppo molto forte che ha contribuito a farci raggiungere
quel risultato positivo in campo che è valsa la promozione in serie
A
Hai ancora contatti
con qualcuno di loro?
P: sono rimasto in contatto con Savino, Beruatto.
Poi poco tempo fa ho rivisto Martina.
Diciamo che quello con cui avevo legato di piu’ era sicuramente il gruppo
con cui in quel periodo ci vedevamo di piu’: BERUATTO,GALDERISI,SAVINO,CAMOLESE,ESPOSITO
Riprendendo la nota
introduttiva, quando a fine campionato venisti ceduto al Bari, il tuo trasferimento
fu all’origine del litigio tra Calleri e Fascetti, a seguito del quale
il Mister venne mandato via: ci racconti cosa successe?
P: Ormai questa storia la sapranno in molti.
Successe che appena fini’ il campionato, continuavo a leggere sui giornali
che mi avevano venduto al Bari: la Società Lazio e in primis Calleri
mi avevano venduto al Bari.
Io dopo un paio di giorni andai dal Mister (Fascetti) e gli chiesi qualche
spiegazione, ma lui mi disse “NO, stai tranquillo, io ti ho confermato
totalmente, non c’è nessun problema….”
Poi invece successe che mi vendettero davvero e il Mister si arrabbio tantissimo
perché lui mi aveva messo tra gli INCEDIBILI.
Poi, difatti,andò via anche lui
Penso, comunque che la mia cessione, fu solo la goccia che fece trabbocare
un vaso già pieno di incomprensioni e problemi esistenti precedentemente
e quindi io non fui la motivazione principale per la quale Fascetti se ne
andò dalla Lazio.
Sicuramente ci saranno stati altri motivi, pero’ questo diverbio fece
si che Fascetti rinuncio’ alla panchina della Lazio nonostante avesse
raggiunto la promozione in serie A e avesse ancora un contratto con la Società.
Come ti sei trovato
a giocare nella Lazio?
P: Mi sono trovato molto bene, anche se vi ho militato solo
per un anno e in serie B. però è stato un anno intenso, pieno
di emozioni, dopo che la Lazio proveniva dall’anno precedente che si
salvò agli spareggi e dal famoso -9
Per cui era un anno dove dovevamo assolutamente ritornare in serie A…e
ce l’abbiamo fatta.
Mi trovai benissimo, entrai subito nella parte e nel cuore dei tifosi (penso)
anche perché ho fatto diversi goal e quando fai goal per un attaccante
è il massimo e anche i tifosi ti inneggiano con piu’ passione.
Poi mi trovavo molto bene perché c’era sempre grande entusiasmo
sia in casa che in trasferta, e cio’ ti portava a dare sempre il 110%
quando scendevi in campo
Che differenze hai
trovato tra Fiorentina – la Lazio e poi il Bari?
P: Nella Fiorentina ho passato 5 anni, ed è la Società
dove ho giocato di piu’, la squadra piu’ forte forse dove io abbia
mai giocato.
Ho giocato al fianco di campioni del mondo del 78 come BERTONI,PASSARELLA,
e campioni del mondo 82 come ANTOGNONI e ORIALI.
E secondo me è la squadra piu’ forte dove ho avuto la fortuna
di giocare.
Per quanto riguarda la Lazio, come dicevo prima, fu un anno molto intenso,
Poi a Bari, anche li (dove sono andato dopo la mia avventura in biancoceleste)
ho vissuto 2 anni molto intensi e molto belli, e poi sicuramente sono piazze
dove, quando vai bene, stai bene per forza: è matematico!
Al Bari, ho vinto il campionato di B, poi abbiamo fatto 1 anno in serie A
salvandoci tranquillamente e vivendo dei ricordi davvero bellissimi anche
li’
Hai mai lanciato la
tua maglia verso la curva dei tuoi tifosi?
P: Si’, l’ultima partita. Nella Lazio fui sostituito
prima della fine, feci questo gesto.Soprattutto nelle partite finali di campionato,
dove raggiungi un obbiettivo, se vai sotto la curva, ti accettano anche piu’
volentieri….poi se magari non raggiungi l’obbiettivo della stagione….rischi
che te la tirano indietro….
Come sono cambiati
secondo te i tifosi di oggi rispetto ai tuoi di quegli anni?
P: Si parla molto della violenza negli stadi. Secondo me,
prima c’erano ugualmente quelle situazioni in cui un tifoso andava allo
stadio solo per creare risse o era già preparato per affrontare il
tifoso avversario in una certa maniera, pero’invece della violenza pura,
c’erano sicuramente piu’ sfottò.
Invece adesso ci sono dei gruppi che sicuramente vanno allo stadio, (e tante
volte non sono nemmeno quelli dentro allo stadio, ma al di fuori),e non c’entrano
nulla con il vero e proprio tifo…come nel caso del campionato precedente
relativo a cio’ che accadde in occasione del derby tra Catania e Palermo…
Pero’ secondo me sono cose alla cui base di tutto si deve mettere l’applicazione
di pene piu’ severe, altrimenti chi viene preso, viene messo dentro
e dopo un paio di giorni è già libero di rifare cio’ per
cui è stato punito e cio’ non ha assolutamente senso
Ora cosa fai, sei
rimasto nell’ambiente del calcio?
P: Sono ritornato alle origini e cioè dove sono cresciuto
calcisticamente, a Monza e alleno le giovanili e da 6/7 anni alleno i ragazzi
e ho fatto un po’ tutte le categorie, la Beretti, la Primavera.
Attualmente alleno gli allievi nazionali
Cosa pensi della Lazio attuale, del suo tecnico e dell’organico
a disposizione del Mister?
P: Penso che la Lazio attuale stia attraversando un momento
un po’ particolare, soprattutto in campionato. Poi adesso (che stiamo
facendo questa intervista), dopo una vittoria sofferta, ma molto importante
di Coppa ieri sera che ha portato, secondo me, la Lazio a un passo dalla qualificazione
al prossimo turno di Champions League, vincendo con l’Olimpiakos….
Pero’ quest’anno ha trovato un po’ di difficoltà.
L’anno scorso ha fatto un campionato straordinario. Le difficoltà
di quest’anno,sono date dal fatto che, secondo me, l’organico
è venuto un po’ a mancare, anche per i diversi infortuni.
Per cui si ritrovano a giocare sempre gli stessi atleti e questo, giocando
ogni 3 giorni è un po’ penalizzante, non è molto facile
mancando ricambi all’altezza della situazione, che siano di pari capacità
atletiche ai titolari.
E cosa pensi di Delio
Rossi?
P: Delio Rossi, secondo me è un allenatore che dà
la carica giusta ai suoi ragazzi,ma nello stesso tempo gli dà anche
molta tranquillità.
Per cui è un grande lavoratore: penso che sia un allenatore che va
per la maggiore sicuramente.
Cos’hai provato
a lasciare il mondo del calcio? Almeno quello agonistico di cui sei stato
un buon rappresentante?
P: Ho avuto la fortuna di iniziare molto presto (a 16 anni
in serie B a Monza), pero’ ho avuto anche la sfortuna di finire la carriera
ad altissimi livelli a soli 29 anni per un grosso infortunio al ginocchio.
Questo è un mio rammarico, quando potevo sicuramente dare ancora il
mio contributo per almeno 4/5 anni giocando a un certo livello.
L’ho affrontato con tranquillità come sono sempre stato solito
affrontare le cose, sia nel bene che nel male.
Purtroppo quando giochi, sono cose che accadono e devi metterle in conto o
vuoi o non vuoi….
Cosa pensi del Lazio
Club Milano?
P: Sono già 3/4 anni che ogni occasione in cui vengo
invitato da Claudio, il Presidente del Lazio Club Milano, accetto sempre molto
volentieri, perché è un Club tra i cui soci trovi non solo dei
tifosi, ma degli amici, gente tranquilla con cui si puo’ parlare senza
che siano esagitati e in questo modo piacevole è bello ricordare insieme
le varie avventure nella Lazio, condividere quei ricordi, per lo meno quelli
che io ho vissuto in prima persona durante la mia bellissima avventura in
biancoceleste.
Questa è una cosa molto positiva che nel mondo del calcio fa molto
piacere.
Poi, grazie al LAZIO CLUB MILANO, ho avuto la fortuna di incontrare ancora
altri ex giocatori che militavano nella Lazio tanti anni fa ed era tanto tempo
che non vedevo. e ricordare insieme le annate passate, le avventure condivise,
le emozioni provate con quelle persone a me care e che altrimenti non avrei
rivisto mai piu’.
Paolo Monelli
Milano,7 Novembre 2007
Letto, approvato e sottoscritto da PAOLO MONELLI