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Intervista a Cristian Ledesma

Category : Interviste Stagione

Tutti ricordano il suo bolide dai 30 metri nel derby contro la Roma nella stagione 2006/2007, tutti ricordano la sua corsa, quasi in lacrime, verso la Curva Nord, sostenuto dal Team Manager della Lazio Maurizio Manzini, in occasione della vittoria della Coppa Italia, sempre nel derby contro la Roma. Con la Lazio ha giocato 9 stagioni, collezionando 318 presenze, 9° nella classifica “all time”.

Cristian Ledesma è, ancora oggi, un tifoso della Lazio. Porta con sé soprattutto l’affetto dimostrato dai tifosi nella sua lunga esperienza con la squadra biancoceleste, di cui ci parla in questa intervista.

Nel 2001, a 19 anni, arrivi in Italia dall’Argentina, dove hai iniziato a muovere i primi passi nel mondo del calcio. Come è stato il trasferimento a Lecce e l’impatto con un mondo nuovo, anche da un punto di vista calcistico?

Era tutto nuovo, diverso e bello allo stesso tempo e proprio questo mi ha aiutato. Venire in Europa, per un ragazzo così giovane, è stata una cosa bellissima, non avevo timore. Lecce poi è una città calorosa, accogliente e umana. Inoltre, non avevo mai giocato in prima squadra prima, quindi anche sotto l’aspetto professionale era tutto molto diverso da come ero abituato, anche per esempio per quanto riguarda la preparazione e gli allenamenti.

Ma venivo per giocare a calcio, per fare una cosa che a me piaceva e quindi non è stato mai un peso, anzi, questa nuova esperienza mi ha dato tanto fin da subito.

Nel 2006, sei arrivato alla Lazio. Una città diversa, un ambiente con più pressione… come hai vissuto questo cambiamento?

Fin dal primo contratto che ho firmato, la mia idea era quella di iniziare in una realtà e poi fare il salto in una squadra più importante.  Arrivare a Roma è stato ovviamente un bel cambiamento, Lecce è bella, Roma pure ma è immensa sotto tutti i punti di vista, soprattutto a livello di ritmo di vita.

Da un punto di vista calcistico, ci sono state delle difficoltà perché la squadra non girava benissimo durante le prime partite di quella stagione e noi che eravamo nuovi della squadra avevamo gli occhi puntati addosso. Anche l’estate era stata travagliata, era l’anno di Calciopoli, una settimana eravamo in Serie B, l’altra ci assegnavano una penalizzazione di 11 punti e questo dava grande incertezza… Ma è stato comunque un bel salto in avanti per me.

La pressione era alta, ma alla fine è andata bene, abbiamo perso l’occasione di giocare una competizione europea ma la scossa a livello ambientale c’era stata.

Dopo un impatto non certo facile, è nato poi un legame molto forte con la città e con la Lazio. Come è successo?

Il mio legame con la Lazio si è formato nel momento in cui ho avuto qualche difficoltà. Lì è nato l’amore con la tifoseria, con questa città e la storia che rappresenta la Lazio.

È nato forse nel momento più critico per me, perché è in quella circostanza che ho veramente sentito l’affetto dei tifosi e il loro sostegno. In quel momento l’ho sentito più che mai. Ho capito che era nato veramente qualcosa di speciale e ancora adesso seguo con affetto la squadra.

C’è un momento più bello della tua storia con la Lazio?

Parlando di risultati sportivi, sicuramente il primo derby, la prima Coppa Italia vinta e poi la seconda.

Ma se devo davvero pensare a qualcosa che mi porto dietro, dico l’affetto dei tifosi nel periodo in cui non avevo la possibilità di giocare, perché quello era affetto vero. Siamo calciatori ma siamo soprattutto persone e potevo essere apprezzato o meno come giocatore, ma sentire l’affetto della gente mentre ero “seduto sul divano” è stata la vincita più importante, molto più di tante partite, è lì che ti rendi conto che non conta solo il risultato.

C’è invece un rimpianto?

Forse quando abbiamo giocato la Champions (stagione 2007/2008 ndr), potevamo sicuramente passare il girone. Penso alla partita del girone di ritorno con l’Olympiacos, purtroppo ci siamo solo andati vicini.

Uno degli episodi forse più importanti della tua esperienza alla Lazio è la vittoria della Coppa Italia nella finale con la Roma, ancora oggi un momento irripetibile per tutti i tifosi. Vi siete resi subito conto che avevate scritto un pezzo di storia della Lazio?

Ricordo ogni momento di quella giornata. Ma abbiamo capito solo con il passare dei mesi cosa avevamo fatto e qual era il significato di una partita del genere. Perché è stata unica e rimarrà unica. Di quella giornata ricordo veramente tutto, da quando siamo partiti col pullman per andare allo stadio a quando sono andato a dormire, che mi sono portato la coppa a casa!

Vorrei parlare con te di un altro episodio, il gol realizzato sempre contro la Roma nel 2006, che ha sbloccato una partita poi terminata 3 a 0 per la Lazio. Tutti i tifosi ovviamente lo ricordano ma quest’anno è sicuramente tornato alla mente di ognuno di noi in occasione della rete di Acerbi contro il Torino.

Non c’è niente da fare, essere ricordati è bello. È emozionante vedere la gente che ancora oggi ti incontra e ti riconosce come “l’ex giocatore della Lazio”. Tanti lo vivono come un fastidio ma per me non c’è niente di più bello del riconoscimento di un bambino, di un anziano, di un tifoso.

Cosa pensi della Lazio di oggi? Immaginavi che Inzaghi potesse diventare allenatore e raggiungere questi livelli?

Non immaginavo assolutamente che Inzaghi potesse diventare allenatore. È stata una sorpresa ma è tutto meritato, se vai a vedere quello che mette in campo. C’è tanta consapevolezza nella squadra oggi, in quella che è la sua forza.

Oggi sei l’allenatore della Luiss, la squadra di calcio dell’università romana che milita in Promozione, dove gioca anche Guglielmo Stendardo. Come sta andando questa esperienza e come è stato ritrovarsi con Stendardo?

Guglielmo è un ragazzo intelligente e un professionista serio. Il nostro rapporto è ottimo, anche in questo cambio di ruolo!

L’esperienza di allenatore mi sta piacendo ma voglio vedere come andrà quest’anno e capire se è quello che vorrò fare in futuro.

Hai aperto anche una scuola calcio, la Ledesma Academy. Qual è, secondo te, l’aspetto più importante da insegnare ai giovani?

Ci sono tre elementi fondamentali: i bambini si devono divertire, devono imparare e devono migliorare, anche sotto l’aspetto comportamentale ed etico. La scuola calcio deve affrontare tutti gli aspetti. Non puntiamo a formare campioni, ma i bambini devono divertirsi e venire al campo volentieri.

Manda un saluto a tutti i soci del Lazio Club Milano!

Vorrei ringraziare tutti per l’affetto. Questa è una cosa che non si dimentica e penso che sia la cosa più importante.

Intervista di Martina TAMANTI a Cristian Ledesma

Autorizzazione alla pubblicazione concessa da Cristian Ledesma


Intervista Paolo Negro

Category : Interviste

Nato a Vicenza, classe ’72, terzino destro, inizia la sua carriera nel calcio professionistico nel Brescia. Nel 1993 arriva alla Lazio dove rimane per 12 stagioni. Ha all’attivo un campionato, tre Coppe Italia, due Supercoppe italiane, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa UEFA. Terzo nella graduatoria assoluta di presenze nella squadra biancazzura e primo per numero di presenze nelle competizioni europee.

Scopriamo qualcosa in più su Paolo Negro, che si definisce innamorato dei colori biancocelesti, uno che la Lazio ce l’ha tatuata sulla pelle.

Come in tutti i racconti, partiamo dall’inizio… Come è stato l’avvicinamento al calcio professionistico e quanti sacrifici hai dovuto sostenere per arrivarci?
Ho passato il provino con il Brescia a 16 anni, era un’età già avanzata a quei tempi e rischiavi di non rientrare più nel giro del calcio che conta. La curiosità è che quello con il Brescia è stato l’ultimo provino che avevo deciso di fare, perché mi ero stancato di sentirmi dire sempre che ero troppo piccolo. Ma andò bene, sono andato via da casa e mi sono trasferito a Brescia. Ho fatto due anni nelle giovanili, il primo anno negli allievi eil secondo anno con la primavera della prima squadra. Staccarmi da casa è stato di una difficoltà atroce. Mi ricordo ancora le prime settimane, quando i miei mi portavano a prendere il treno da Vicenza a Brescia, facevo il duro ma poi in treno la lacrima scendeva.
L’allenatore degli Allievi di quel primo anno a Brescia, che era Giorgio Pellizzaro, è stato molto bravo. Mi ha fatto inserire lentamente nella nuova realtà e piano piano la situazione è migliorata,ho conosciuto meglio la squadra, i miei compagni… noi eravamo in 8 in un appartamento e ognuno aiutava l’altro. Oggi, posso dire che i sacrificisono stati ripagati.

Quando hai iniziato a giocare, chi era il tuo modello? A chi ti ispiravi?
No, non avevo un vero e proprio modello. C’erano ovviamente giocatori che mi piacevano, come tutti i bambini: avevo il poster di Platini in camera, mi piaceva tanto Roberto Baggio, era un grandissimo giocatore.
Io da bambino ho sempre detto che avrei fatto il calciatore. Lo sapevano tutti e ancora adesso me lo ricordano… Ho mantenuto la promessa!

Dopo 2 anni al Brescia, vai al Bologna in Serie A, dove esordisci in prima squadra. Quindi un altro anno al Brescia e poi la Lazio, dove hai trascorso dodici stagioni. Cosa ti ha spinto a rimanere così tanto tempo?
In quegli anni ho avuto tante richieste. Il mio procuratore però sapeva che non mi interessavano. La Lazio ti entra nel cuore subito. È difficile da spiegare, chi non è della Lazio non lo capisce. Ma quando si entra in questo mondo, la Lazio ti prende, ti cattura, ti si tatua sulla pelle. Sono onorato di essere stato 12 anni alla Lazio e ho sempre cercato di dare tutto per quella maglia e per la sua gente. Poi ci possono essere i contrasti, ma quello accade perché c’è lo stesso amore per la squadra. L’impegno c’è sempre stato e la gente se lo ricorda. Io sono affezionatissimo ai tifosi e mi manca tantissimo quell’attimo in cui uscivo in campo e guardavo la mia curva.

Con la Lazio hai vinto moltissimo, ma forse poco rispetto a quanto la squadra di quegli anni avrebbe meritato… ci sono dei rimpianti?
Potevamo sicuramente andare avanti in Champions League, sono sicuro che quella squadra poteva arrivare a giocarsi la finale. Voglio credere che sia stata solo una giornata nera.

Hai militato nella Lazio forse migliore della storia, qual è il calciatore più forte con cui hai giocato?
Della Lazio di quegli anni potrei farti un elenco infinito… la Lazio dello scudetto mette paura.
Ma chi ci ha dato il cambio di mentalità è stato Roberto Mancini, era un grandissimo giocatore ed era un leader, arrivava nello spogliatoio nel momento giusto, era capace di dare la carica giusta.

Con chi invece avresti voluto giocare?
Forse con Ronaldo, il fenomeno. Contro ci ho giocato e so quanto era forte, giocarci insieme sarebbe stato figo.

C’è un ricordo che ancora oggi ti porti nel cuore della tua esperienza alla Lazio, che vorresti rivivere?
Penso alla finale di Supercoppa con il Manchester United, quella vittoria è stata magica. Ma poi penso anche all’attesa dello scudetto, che invece mi ha dato una scarica di adrenalina che forse vorrei rivivere. È stata una cosa indescrivibile. Noieravamo tuttinegli spogliatoi ma io non riuscivo a stare fermo, facevo avanti e indietro tra gli spogliatoi e la palestra, poi andavo verso il campo e tornavo negli spogliatoi, o entravo nella sala a guardare la tv… ho corso più durante quell’attesa che nella partita che avevo appena giocato.
Poi quando è arrivato il fischio finale di Perugia-Juventus abbiamo stappato le bottiglie di champagne e festeggiato negli spogliatoi, ma non eravamo preparati, non pensavamo che la Juventus sarebbe andata a perdere a Perugia, lo speravamo ma in fondo eravamo impreparati!

Parliamo di oggi.Sei stato compagno di squadra di Simone Inzaghi per diverse stagioni, quanto ritrovi dell’Inzaghi giocatore nell’Inzaghi allenatore?
Sinceramente non pensavo che volesse diventare allenatore, ma ha saputo far bene e speriamo che continui così. È sicuramente un bravo ragazzo che sa farsi voler bene. E quando ti fai volere bene, i giocatori giocano anche per te. Ed era così anche quando eravamo giocatori, è sempre stato un bravo ragazzo ed è rimasto umile.

Negli ultimi anni sei spesso stato presente alla festa di fine anno del Lazio Club Milano e tutti noi siamo ovviamente grati di questo affetto e di questa vicinanza. Cosa rappresenta per te questo evento?
Io vi voglio bene, veramente! Che ci sia un Lazio Club a Milano è una cosa bellissima, così come il fatto che voi pensiate a me ed è sempre un piacere stare con voi.

Un saluto a tutti i soci del Lazio Club Milano.
Beh, l’ho appena detto… vi voglio davvero tanto bene!

Intervista di Martina TAMANTI a Paolo NEGRO

Autorizzazione alla pubblicazione concessa da Paolo Negro


Antonio Elia ACERBIS

Category : Interviste

Antonio Elia Acerbis nasce a Milano il 31 gennaio 1960
Arriva alla Lazio nel 1986 dopo aver giocato a Varese, Udine, Monza,Bari e Pescara
Disputa 3 campionati in biancoceleste, tutti da titolare e nel 1989 passa al Verona
Personaggio carismatico della Lazio del -9, detto anche l’uomo dai lunghi silenzi ( dal famoso silenzio stampa durato per 5 anni), è stato comunque capace di instaurare un rapporto fantastico con la propria tifoseria che gli ha sempre riconosciuto doti da autentico leader e che ancora oggi è ricordato con immenso affetto da tutti i tifosi che vissero quegli anni difficili da cui la Lazio riuscì con orgoglio, con il cuore e con l’affetto dei tifosi sempre numerosi e vicini a tirare su la testa e continuare il suo cammino verso la salvezza…..

eccolo per noi….

Era il tuo sogno di bambino diventare calciatore? E’ stato un caso avvicinarti al mondo del calcio o sentivi già di averlo nel DNA?

Si,era il mio sogno da bambino,ma non avrei mai pensato di diventarlo davvero

Mitico jolly di centrocampo, fai parte di quel grande gruppo di uomini che fecero l’impresa verso la salvezza, come hai vissuto quel periodo?

Quel periodo è stato  vissuto a 360° da tutto il gruppo e nonostante fossimo in serie B tutti i tifosi si strinsero a noi: FANTASTICO!!

Come mai, secondo te, i tifosi della Lazio ricordano a memoria la formazione del -9 e stentano quasi a ricordarsi quella del 2° scudetto?

Forse perché eravamo tutti italiani e la numerazione andava ancora dal n.1 al n. 11.
Poi con l’arrivo della televisione è cambiato tutto.

Dei tuoi compagni di allora, con chi legasti di piu’?

Direi che ho legato con tutti,ma naturalmente c’era chi mi stava piu’ simpatico….

Un tuo ricordo legato a Giuliano Fiorini.

Il ricordo piu’ bello che ho e che mi lega e legherà per sempre a Giuliano Fiorini, è l’abbraccio sotto la curva dopo il goal contro il Vicenza…..INDIMENTICABILE

Com’era il tuo rapporto con FASCETTI Mister?

Ottimo,era quasi un rapporto come tra padre e figlio.

Mi racconti un episodio particolare ( o piu’ di 1) della tua carriera nella Lazio che per vari motivi ti è rimasta di piu’ nel cuore?

il primo episodio è quando decidemmo di restare tutti alla Lazio nonostante la serie C, mentre il secondo furono gli spareggi che dovemmo affrontare…..come ben sapete tutti….

4 anni fa,il Lazio Club Milano ha organizzato una cena sociale e a sorpresa ha fatto incontrare te con altri tuoi ex compagni dell’avventura del -9 capitanata dal Eugenio Fascetti: cos’hai provato dopo tanti anni ad incontrare di nuovo: FASCETTI-GREGUCCI-MAGNOCAVALLO-CAMOLESE-PODAVINI-FILISETTI?

in realtà ebbi l’occasione di rivederli  ai festeggiamenti per il centenario della LAZIO.
Comunque si percepisce ad occhio nudo che ogni volta che ci incontriamo, siamo felici come bambini…

Avresti un ricordo simpatico legato a ognuno di loro? Un  aggettivo per descrivere il loro modo di essere con te e rispetto comunque alla squadra in generale?

Ho solo dei bei ricordi con tutti, sarà banale, ma è cosi.

Vedi o  frequenti ancora qualcuno di loro attualmente?

Qualche volta vedo Paolo Monelli perché abitiamo vicini

Cosa pensi del Derby che mette a confrontale 2 squadre della capitale? Hai vissuto questa esperienza?

a Roma, il calcio lo vivi 7 giorni su 7 e la settimana prima del derby è stressante come nessuna!

Alcuni dei tuoi ex compagni hanno intrapreso la carriera di allenatori: tu lo faresti? Se si, ti piacerebbe affrontare la sfida di allenare una squadra di serie A?

Non ci penso proprio, è l’ultimo dei miei pensieri!

Hai mai lanciato la tua maglia verso la curva dei tuoi tifosi?

No perché non si poteva allora.

Come sono cambiati secondo te i tifosi di oggi rispetto ai tuoi di quegli anni?

Non ho mai frequentato le curve, ne allora, né adesso e non so risponderti.

Ora cosa fai, sei rimasto nell’ambiente del calcio?

No, il calcio lo vedo poco. Chiedo solo il risultato della LAZIO

Cosa pensi della Lazio attuale, del suo tecnico e dell’organico a disposizione del Mister?

La Lazio sta vivendo un anno particolare per via della Champions (ormai purtroppo sfumata) e l’organico non ce la fa a sopportare anche il campionato.

E cosa pensi di Delio Rossi?

E’ un allenatore che ha dato un’impronta nel modo di giocare….e si vede…

Cos’hai provato a lasciare il mondo del calcio? Almeno quello agonistico di cui sei stato un buon rappresentante?

Niente….

Cosa pensi del Lazio Club Milano?

E’ una grande unione di persone speciali che non chiedono niente e danno tutto.
Fanno incontrare, noi amici ed ex compagni di squadra ormai lontani da tempo.
Grazie a loro, ho conosciuto il mio idolo RENZO GARLASCHELLI che tra l’altro secondo me,è una persona incredibile e dall’umanità che tutti i campioni del suo livello dovrebbero possedere……ma solo lui ce l’ha!!
Devo poi ringraziare due persone speciali che fanno parte di questo club: una è Claudio (il Presidente del Lazio Club Milano) e  l’altra è Patrizia (Addetta stampa del club) che con me sono sempre pieni di premure e gentilezze: GRAZIE DAVVERO!

Letto, approvato e sottoscritto da Antonio Elia ACERBIS.

(a cura di Patrizia Ianniello – addetta stampa Lazio Club Milano)


Daniele FILISETTI

Category : Interviste

Daniele Filisetti, nato a Nembro (BG) il 2/9/1959.
Cresciuto nell’Atalanta, nel 1983 viene acquistato dalla Lazio dove vi milita per 4 stagioni, ricoprendo il ruolo di grintoso terzino. 80 presenze nelle file Biancocelesti.
Eccolo per noi…

 

Come hai vissuto il passaggio da una squadra di provincia come l’Atalanta, che si rivela sempre piu’ grande vivaio di giovani promesse per le grandi squadre di serie A, a un grande Club come la Lazio?

Come il premio a tutti i sacrifici fatti sino a quel momento per poter giocare  al pallone.

Che differenza hai trovato rispetto a mentalità, scelte tattiche, rapporti interpersonali con allenatore e compagni tra l’una e l’altra società?   

Guarda , all’Atalanta ero da sempre, visto che oramai erano dieci anni che la frequentavo, il bravo ragazzo cresciuto in famiglia… due palle , alla LAZIO , finalmente sono stato considerato un calciatore professionista a tutti gli effetti.

Con quali compagni hai legato di piu’?  

Nella mia vita calcistica ho sempre pensato, lo penso tuttora anche nella vita reale , che tutto quello che di buono si riesce a fare lo si deve a qualcuno che in qualche modo ti ha dato una mano , e quindi , a parte un paio che mi stavano veramente sulle palle, ma non dirò mai il nome, nemmeno sotto tortura, sono sempre riuscito ad andare d’accordo con tutti. E’ chiaro che con Magnocavallo c’e’ un rapporto speciale

Hai ancora rapporti di amicizia con loro?   

Quasi con nessuno, visto che ho abbandonato completamente il mondo del pallone tranne per le cene con le vecchie glorie sempre più vecchie e sempre meno glorie.

Il tuo rapporto con FASCETTI-MISTER e FASCETTI-UOMO.

Quando giocavo avevo il concetto che il Mister fosse il padrone assoluto della squadra e quindi per me l’allenatore e l’uomo erano la stessa persona. ……ero proprio un bel pirla.

Puoi raccontare un episodio particolare della tua carriera che per vari motivi ti è rimasto nel cuore? 

Di episodi ce ne sarebbero a centinaia ma la cosa che ricordo con più piacere non è un fatto ma l’atmosfera che si era creata con i tifosi LAZIALI  nel susseguirsi delle vicissitudini di allora. Lorenzo , Chinaglia , -9, ecc..Loro erano noi e noi eravamo loro.

Tu fai parte di quella schiera di uomini definita EROI DEL -9 che fecero l’impresa piu’ grande che sarà ricordata dagli occhi e dal cuore dei tifosi come un episodio importante nella storia laziale: LA SALVEZZA. Cosa ricordi di quel periodo? 

Una grande tristezza, visto che sapevo di dover andare via , ma nello stesso tempo un orgoglio , penso irripetibile, per aver contribuito alla continuità  e  al proseguio della storia della LAZIO.

Cos’hai provato al 37° della ripresa di quel famoso LAZIO-VICENZA quando, mentre tra i tifosi cominciava a serpeggiare una ventata di disperazione e Giuliano Fiorini arpiona un tiro-cross da destra di Podavini, si gira in area e di destro trafigge l’estremo difensore vicentino?   

PURO ORGASMO SESSUALE!

Com’è stato sentire esplodere tutto lo stadio Olimpico completamente gremito in ogni ordine di posto dopo questo gol memorabile?  

Io non ho sentito esplodere l’Olimpico al gol di FIORINI, ma ho sentito , e puoi crederci, tutta la R…., LAZIALE (non vorrei fare troppa pubblicità all’altra squadretta della città,) ESPLODERE.

Un ricordo che ti lega particolarmente a Giuliano Fiorini.

Ne ho parecchi ,visto che dopo il trasferimento al Venezia , ha vissuto per alcuni mesi a casa mia, ma sono talmente miei che non li confesserò mai a nessuno.

Alcuni dei tuoi ex compagni (Gregucci-Marino-Caso-Camolese) hanno intrapreso la carriera di allenatori; se tu avessi avuto qualche richiesta da qualche società di allenare, avresti accettato?

No, perche al sottoscritto il calcio è sempre piaciuto solo giocarlo.

4 anni fa, il Lazio Club Milano ha organizzato una cena e, a sorpresa ha fatto incontrare te con altri tuoi ex compagni del gruppo -9 capitanato da Eugenio Fascetti: cos’haiprovato dopo tanti anni a rivedereFascetti,Fiorini,Gregucci,Acerbis,Magnocavallo, Camolese,Podavini?

Che fortunatamente non ero ingrassato ed invecchiato solo io.

Avresti un simpatico ricordo particolarmente legato ad ognuno di loro?

Ci vorrebbe un libro solo sui ricordi con Magnocavallo.

Cosa pensi del Derby: hai vissuto un’esperienza diretta?

Sì  penso che l’unica cosa che mi manca del calcio sono le due ore di attesa prima di una partita ed in particolare del derby. Quanta adrenalina, quasi meglio di una bella.

Ora segui la Lazio da tifoso?

Certamente , anche se , per me , non c’è più l’atmosfera della mia LAZIO.

Quando hai deciso di lasciare il mondo del calcio, cos’hai provato ad attaccare gli scarpini al chiodo?

La  soddisfazione di essermi divertito sino a trent’anni e la consapevolezza che le cose finiscono e si deve ricominciare a pensare ad altro.

Questo mondo calcistico di oggi, è tanto diverso da quello dei tuoi tempi?

Non saprei, visto che non lo frequento.

Hai mai lanciato la tua maglia verso i tuoi tifosi?  Se si, in quale occasione?

Guarda che le  maglie a noi le facevano pagare e anche molto care.

I tifosi di allora sono diversi dai tifosi attuali? Quali preferisci e perché?

Non saprei visto che io frequento ancora i tifosi di allora, sono gli unici che si ricordano di me.

Ora cosa fai? 

Faccio l’odontotecnico.

Cosa pensi del Lazio Club Milano?

Che mi offre l’occasione di poter rivedere   e di poter ricordare i momenti più belli della mia vita da sportivo e mi permette , qualche volta, di sognare di tornare a vivere nella città più bella del mondo.

Daniele Filisetti

Letto, approvato e sottoscritto da DANIELE FILISETTI

(a cura di Patrizia Ianniello – addetta stampa Lazio Club Milano)


Paolo MONELLI

Category : Interviste

Paolo Monelli, attaccante, nato a Castelnovo ne’Monti (RE) il 27 Gennaio 1963. Arriva dalla Fiorentina nella stagione 87/88. Punta centrale pesante, abile nel gioco aereo e nell’aprire varchi ai compagni.
Disputa con la Lazio (in serie B) uno dei suoi migliori campionati e con 13 reti è il capocannoniere della squadra biancoceleste che conquista la promozione. Si presenta con un rigore al nuovo pubblico alla prima giornata in LAZIO-SAMBENEDETTESE 2-0 del 13 settembre 1987 e segna la sua unica doppietta all’ultima domenica in Lazio – Taranto 3-1 del 19 giugno 1988. Vanta 42 presenze in biancoceleste – 14 reti (37 presenze in campionato con 13 reti e 5 presenze in Coppa Italia con 1 rete. A fine campionato si trasferisce al Bari. La sua cessione è all’origine del litigio tra Calleri e Fascetti..litigio che provocherà la cacciata del tecnico…ci faremo raccontare il perché…eccolo per noi!

Era il tuo sogno di bambino diventare calciatore?
PAOLO: Il mio sogno lo è diventato poi. Sono andato via di casa a 14 anni, abitavo in provincia di Reggio Emilia. Sono andato nelle giovanili del Monza e da lì ho cominciato a pensare seriamente di diventare calciatore e poi per fortuna lo sono diventato

Chi ti ha notato e quindi voluto portare a giocare nella massima serie, cominciando dalla Fiorentina?
P: Giocavo nel Monza e ho esordito a 16 anni in serie B. Ho giocato 2 campionati e mezzo nel Monza in serie B e poi fui portato alla Fiorentina da Tito Corsi, l’allora Direttore Sportivo della Fiorentina

Dalla Fiorentina alla Lazio: cosa ti ha fatto accettare questo passaggio ? Le tue sensazione arrivando a Roma in una nuova società con nuovi compagni di avventure….
P: Sono stato 5 anni alla Fiorentina facendo 4 anni molto buoni, l’ultimo non tanto bene.
Ci siamo salvati alla penultima giornata di campionato. Dopo 5 anni ritenni che la mia avventura alla Fiorentina fosse giunta alla fine. E’ capitata l’occasione di venire alla Lazio, anche se era in serie B,ritenendo che fosse meglio alla Lazio in serie B che in molte altre squadre in A
E più tardi, i fatti mi diedero ragione, anche se solo per un anno, perché dopo abbiamo ottenuto subito la promozione

Ricordi le emozioni della tua doppietta decisiva in LAZIO-Taranto del 19 giugno 1988?
P: Sicuramente si, le ricordo, anche perché ci fu un’attesa stupenda e anche i giorni precedenti questa gara che era decisiva a seguito della quale, vincendo, potevamo ritornare in serie A.
Per cui, lo stadio pieno, anche se mancava la curva nord (in quanto erano in corso i lavori di ristrutturazione per i mondiali di Italia 90).Nonostante tutto lo stadio era stracolmo: 50.000 persone che ci incitavano, come del resto hanno fatto per tutta la durata del Campionato.
Per cui ho un ricordo molto bello, soprattutto anche perché ebbi la fortuna e la capacità di segnare anche 2 goal e quindi meglio di così non si poteva finire!

Ricordi di PARMA- LAZIO (a una giornata dalla promozione definitiva): quali sono state le tue emozioni scendendo in campo e pure essendo fuori casa, ritrovarti in un Tardini tutto biancoceleste?
P: Sì, lo ricordo come fosse ieri: uno stadio Tardini strapieno di tifosi laziali, penso saranno stati all’incirca 10.000….un’emozione stupenda….
Devo dire, comunque, che quell’anno, tutte le trasferte ebbero un seguito notevole di tifosi.
Ricordo ad Arezzo, 10.000 persone.
Per ogni trasferta, come minimo, ci trovavamo al nostro seguito sempre 2000/3000 tifosi biancocelesti…
PARMA. Uno stadio pieno,pareggiammo 1-1 con goal di Rizzolo che ci consentì la domenica successiva di affrontare la partita col Taranto, di cui ho parlato prima, con lo spirito giusto,e cioè quello di poter avere la possibilità, quasi la certezza di riuscire a raggiungere la serie A.

Qual’era l’atmosfera che si respirava quella giornata prima di scendere in campo tra di voi compagni? Ricordi qualche episodio particolare? Qualche gesto scaramantico particolare tuo o di qualche tuo compagno?
P: Gesti scaramantici non me ne vengono in mente.
Ricordo solo l’aneddoto del quale fui io uno dei promotori.
Verso Natale, feci firmare una pergamena, dove scrissi che se avessimo raggiunto la promozione in serie A,saremmo andati tutti in bicicletta sul Terminillo!!!
E così facemmo.
Parteciparono tutti.
Fu organizzato molto bene perché le biciclette ce le diede per tutti Francesco Moser e di conseguenza avevamo anche tutto il seguito del suo team che ci affiancò in questa impresa, l’ammiraglia…ecc..
Questa “trasfertina” la intraprendemmo ¾ gg dalla vittoria in campionato.
Fu dura perché erano 100 km…davvero dura piu’ che giocare a calcio!!!

Ricordi un episodio particolare della tua carriera che per vari motivi ti è rimasto nel cuore?
P: L’unico episodio particolare della mia carriera che mi è rimasto in mente è aver fatto, quando giocavo nella Fiorentina, un goal da 65 m…quello penso che rimarrà in mente a me e nella storia del calcio

Come ti sei trovato ad essere allenato da Fascetti? Com’era il tuo rapporto con lui?
P: Io mi sono trovato molto bene
Purtoppo, ritengo che nel calcio le persone che dicono in faccia quello che pensano oppure sono coerenti su quello che dicono ce ne sono pochissime, e una di queste sicuramente è Eugenio Fascetti: uno degli allenatori che diceva in faccia quello che pensava, ti attaccava al muro degli spogliatoi se c’era qualcosa che non andava bene.
Penso che di queste persone ne sono rimaste pochissime e si possono contare sulle dita di una mano
Oltre a lui, secondo me, un altro allenatore che ragiona in questo modo è MAZZONE

Con quali compagni hai legato di piu’?
P: In quel periodo alla Lazio, devo dire che c’erano diversi giocatori con cui avevo legato, soprattutto anche perché si era creato un bellissimo rapporto di amicizia e di stima reciproca.
Infatti almeno ¾ volte alla settimana si usciva a cena con almeno 7/8 compagni di squadra e le loro mogli.
E non facile avere un gruppo affiatato cosi’.
Si era cementato un gruppo molto forte che ha contribuito a farci raggiungere quel risultato positivo in campo che è valsa la promozione in serie A

Hai ancora contatti con qualcuno di loro?
P: sono rimasto in contatto con Savino, Beruatto.
Poi poco tempo fa ho rivisto Martina.
Diciamo che quello con cui avevo legato di piu’ era sicuramente il gruppo con cui in quel periodo ci vedevamo di piu’: BERUATTO,GALDERISI,SAVINO,CAMOLESE,ESPOSITO

Riprendendo la nota introduttiva, quando a fine campionato venisti ceduto al Bari, il tuo trasferimento fu all’origine del litigio tra Calleri e Fascetti, a seguito del quale il Mister venne mandato via: ci racconti cosa successe?
P: Ormai questa storia la sapranno in molti.
Successe che appena fini’ il campionato, continuavo a leggere sui giornali che mi avevano venduto al Bari: la Società Lazio e in primis Calleri mi avevano venduto al Bari.
Io dopo un paio di giorni andai dal Mister (Fascetti) e gli chiesi qualche spiegazione, ma lui mi disse “NO, stai tranquillo, io ti ho confermato totalmente, non c’è nessun problema….”
Poi invece successe che mi vendettero davvero e il Mister si arrabbio tantissimo perché lui mi aveva messo tra gli INCEDIBILI.
Poi, difatti,andò via anche lui
Penso, comunque che la mia cessione, fu solo la goccia che fece trabbocare un vaso già pieno di incomprensioni e problemi esistenti precedentemente e quindi io non fui la motivazione principale per la quale Fascetti se ne andò dalla Lazio.
Sicuramente ci saranno stati altri motivi, pero’ questo diverbio fece si che Fascetti rinuncio’ alla panchina della Lazio nonostante avesse raggiunto la promozione in serie A e avesse ancora un contratto con la Società.

Come ti sei trovato a giocare nella Lazio?
P: Mi sono trovato molto bene, anche se vi ho militato solo per un anno e in serie B. però è stato un anno intenso, pieno di emozioni, dopo che la Lazio proveniva dall’anno precedente che si salvò agli spareggi e dal famoso -9
Per cui era un anno dove dovevamo assolutamente ritornare in serie A…e ce l’abbiamo fatta.
Mi trovai benissimo, entrai subito nella parte e nel cuore dei tifosi (penso) anche perché ho fatto diversi goal e quando fai goal per un attaccante è il massimo e anche i tifosi ti inneggiano con piu’ passione.
Poi mi trovavo molto bene perché c’era sempre grande entusiasmo sia in casa che in trasferta, e cio’ ti portava a dare sempre il 110% quando scendevi in campo

Che differenze hai trovato tra Fiorentina – la Lazio e poi il Bari?
P: Nella Fiorentina ho passato 5 anni, ed è la Società dove ho giocato di piu’, la squadra piu’ forte forse dove io abbia mai giocato.
Ho giocato al fianco di campioni del mondo del 78 come BERTONI,PASSARELLA, e campioni del mondo 82 come ANTOGNONI e ORIALI.
E secondo me è la squadra piu’ forte dove ho avuto la fortuna di giocare.
Per quanto riguarda la Lazio, come dicevo prima, fu un anno molto intenso,
Poi a Bari, anche li (dove sono andato dopo la mia avventura in biancoceleste) ho vissuto 2 anni molto intensi e molto belli, e poi sicuramente sono piazze dove, quando vai bene, stai bene per forza: è matematico!
Al Bari, ho vinto il campionato di B, poi abbiamo fatto 1 anno in serie A salvandoci tranquillamente e vivendo dei ricordi davvero bellissimi anche li’

Hai mai lanciato la tua maglia verso la curva dei tuoi tifosi?
P: Si’, l’ultima partita. Nella Lazio fui sostituito prima della fine, feci questo gesto.Soprattutto nelle partite finali di campionato, dove raggiungi un obbiettivo, se vai sotto la curva, ti accettano anche piu’ volentieri….poi se magari non raggiungi l’obbiettivo della stagione….rischi che te la tirano indietro….

Come sono cambiati secondo te i tifosi di oggi rispetto ai tuoi di quegli anni?
P: Si parla molto della violenza negli stadi. Secondo me, prima c’erano ugualmente quelle situazioni in cui un tifoso andava allo stadio solo per creare risse o era già preparato per affrontare il tifoso avversario in una certa maniera, pero’invece della violenza pura, c’erano sicuramente piu’ sfottò.
Invece adesso ci sono dei gruppi che sicuramente vanno allo stadio, (e tante volte non sono nemmeno quelli dentro allo stadio, ma al di fuori),e non c’entrano nulla con il vero e proprio tifo…come nel caso del campionato precedente relativo a cio’ che accadde in occasione del derby tra Catania e Palermo…
Pero’ secondo me sono cose alla cui base di tutto si deve mettere l’applicazione di pene piu’ severe, altrimenti chi viene preso, viene messo dentro e dopo un paio di giorni è già libero di rifare cio’ per cui è stato punito e cio’ non ha assolutamente senso

Ora cosa fai, sei rimasto nell’ambiente del calcio? 
P: Sono ritornato alle origini e cioè dove sono cresciuto calcisticamente, a Monza e alleno le giovanili e da 6/7 anni alleno i ragazzi e ho fatto un po’ tutte le categorie, la Beretti, la Primavera.
Attualmente alleno gli allievi nazionali


Cosa pensi della Lazio attuale, del suo tecnico e dell’organico a disposizione del Mister?
P: Penso che la Lazio attuale stia attraversando un momento un po’ particolare, soprattutto in campionato. Poi adesso (che stiamo facendo questa intervista), dopo una vittoria sofferta, ma molto importante di Coppa ieri sera che ha portato, secondo me, la Lazio a un passo dalla qualificazione al prossimo turno di Champions League, vincendo con l’Olimpiakos….
Pero’ quest’anno ha trovato un po’ di difficoltà.
L’anno scorso ha fatto un campionato straordinario. Le difficoltà di quest’anno,sono date dal fatto che, secondo me, l’organico è venuto un po’ a mancare, anche per i diversi infortuni.
Per cui si ritrovano a giocare sempre gli stessi atleti e questo, giocando ogni 3 giorni è un po’ penalizzante, non è molto facile mancando ricambi all’altezza della situazione, che siano di pari capacità atletiche ai titolari.

E cosa pensi di Delio Rossi?
P: Delio Rossi, secondo me è un allenatore che dà la carica giusta ai suoi ragazzi,ma nello stesso tempo gli dà anche molta tranquillità.
Per cui è un grande lavoratore: penso che sia un allenatore che va per la maggiore sicuramente.

Cos’hai provato a lasciare il mondo del calcio? Almeno quello agonistico di cui sei stato un buon rappresentante?
P: Ho avuto la fortuna di iniziare molto presto (a 16 anni in serie B a Monza), pero’ ho avuto anche la sfortuna di finire la carriera ad altissimi livelli a soli 29 anni per un grosso infortunio al ginocchio. Questo è un mio rammarico, quando potevo sicuramente dare ancora il mio contributo per almeno 4/5 anni giocando a un certo livello.
L’ho affrontato con tranquillità come sono sempre stato solito affrontare le cose, sia nel bene che nel male.
Purtroppo quando giochi, sono cose che accadono e devi metterle in conto o vuoi o non vuoi….

Cosa pensi del Lazio Club Milano?
P: Sono già 3/4 anni che ogni occasione in cui vengo invitato da Claudio, il Presidente del Lazio Club Milano, accetto sempre molto volentieri, perché è un Club tra i cui soci trovi non solo dei tifosi, ma degli amici, gente tranquilla con cui si puo’ parlare senza che siano esagitati e in questo modo piacevole è bello ricordare insieme le varie avventure nella Lazio, condividere quei ricordi, per lo meno quelli che io ho vissuto in prima persona durante la mia bellissima avventura in biancoceleste.
Questa è una cosa molto positiva che nel mondo del calcio fa molto piacere.
Poi, grazie al LAZIO CLUB MILANO, ho avuto la fortuna di incontrare ancora altri ex giocatori che militavano nella Lazio tanti anni fa ed era tanto tempo che non vedevo. e ricordare insieme le annate passate, le avventure condivise, le emozioni provate con quelle persone a me care e che altrimenti non avrei rivisto mai piu’.

Paolo Monelli

Milano,7 Novembre 2007

Letto, approvato e sottoscritto da PAOLO MONELLI

(a cura di Patrizia Ianniello – addetta stampa Lazio Club Milano)


Giovanni STROPPA

Category : Interviste

nato a Mulazzano il 24 gennaio 1968, ruolo Centrocampista
Arriva dal Milan con cui vince una Coppa dei Campioni, due Coppe Intercontinentali,tre Supercoppe Europee e una Supercoppa Italiana nell’anno 1991
Giocatore di talento e fantasioso,colleziona un buon numero di presenze un maglia biancoceleste
Nel 1993 viene ceduto al Foggia dove raggiunge livelli tali da meritarsi la chiamata in Nazionale.
Esordisce il 13 ottobre 1993 nella partita ITALIA-SCOZIA  (3-1)

Bilancio nella Lazio:

In campionato:50 presenze e 5 reti
In Coppa Italia:8 presenze e 1 rete

Bilancio in Nazionale: 4 presenze e 0 reti

Eccolo per noi…

1) Sei ancora in ottime condizioni di forma fisica: cosa fai ora? Sei sposato? Hai Figli? Dove abiti?
abito in provincia di bs a castegnato. sono sposato con Alessandra e ho 2 figli: Andrea di 9 anni e Angelica di 2. sto’ allenando nel settore giovanile del Milan i giovannissimi regionali 95.


2) Per tutti i giocatori, appendere gli scarpini al chiodo è sempre un momento triste della carriera: tu come l’hai affrontato quel momento? 
Senti la nostalgia dei campi di calcio?

ho avuto la fortuna di essere contattato dal Milan subito dopo aver smesso di giocare, quindi praticamente il campo non l’ho mai lasciato. la nostalgia non l’ho mai sentita probabilmente perche’ questa nuova esperienza mi da un entusiasmo incredibile.


3) Tu che hai vinto Coppe e Supercoppe, come hai vissuto il trasferimento da un grande Club come il Milan alla Lazio che purtroppo non annovera cosi’ tanti trofei nella sua bacheca?
E’ stata un’esperienza bellissima perche’ potevo ritagliarmi piu’ spazio e giocare di piu’. Ho vissuto poi il passaggio da Calleri a Cragnotti.Siamo passati da una squadra che  voleva qualificarsi per la uefa ad una sqaudra che lottava per lo scudetto.


4) Nelle stagioni in biancoceleste ( 1991/92 e 1992/93), ha giocato fianco a fianco con campioni come Riedle,Doll, Winter,Ruben Sosa, Gascoigne e Signori.
Ci racconteresti qualche cosa relativa alla Lazio di quel periodo, particolarmente dal punto di vista tecnico e dal punto di vista umano?
E in particolare con i campioni menzionati?

questi giocatori facevano la differenza, ma il segreto di quella squadra era lo spogliatoio. C’era un grandissimo feeling fuori dal campo con gente vera che aveva carattere.


5)Un artista del calcio come te, come mai ha dato il meglio di sè in Provincia?
 probabilmente perche’ ho trovato la serenita’ e la maturita’ calcistica ideale.
6) Fra i vari allenatori con cui hai lavorato,SACCHI- ZOFF-ZEMAN…
Cosa pensi di ognuno di loro? Com’erano i tuoi rapporti con loro?
 i rapporti con gli allenatori che ho avuto sono stati sempre ottimi , sia sotto il profilo proffessionale che umano. Con Zeman c’e’ stato qualcosa in piu’. tuttora ci si sente.


7) Tu che hai provato l’ebbrezza di poter giocare 2 derby: quello di Milano e quello di Roma, che differenze hai trovato?
In ritiro e negli spogliatoi, il pre-partita come era vissuto tra voi giocatori?
 A milano lo avverti durante la settimana che precede la partita. A Roma appena firmi il contratto c’e’ qualcuno che ti  raccomanda la vittoria per quella partita……senza contare le migliaia di persone che assistono agli allenamenti qualche giorno prima. ( era cosi’ anche a genova)


8) Ricordi un episodio particolare legato alla tua esperienza milanista e alla tua esperienza Laziale?
 Alla Lazio la qualificazione in coppa uefa, al Milan il gol in coppa Intercontinentale


9)Come giudichi la Lazio attuale?
 Mi piace tantissimo . Ha degli attacanti eccezionali


10) Rispetto a quando giocavi,che differenza trovi tra i tifosi di allora e quelli di adesso?
 non ci sono delle differenze sostanziali.


11) Cosa pensi delle scelte di mercato fatte da l Presidente Lotito?
Pensi che sia stata una buona campagna acquistI (compresa anche quella di gennaio) ?
 Penso ai giocatori quasi sconosciuti che ha acquistato e non posso far altro che lustrarmi gli occhi.(tenendo presente il bilancio)


12) Cosa pensi del nostro Mister, Delio Rossi?
 penso sia uno degli allenatori piu’ preparati. Mi piace come fa giocare le sue squadre e come poi riesca a far esaltare le qualita’ dei giocatori.


13)  Tra i vari tifosi con cui sei venuto a contatto nella tua carriera, quali pensi siano piu’ attaccati au colori della loro squadra?
 Penso che ogni tifoso sia attacato alla squadra del cuore allo stesso modo…probabilmente c’e’ chi lo dimostra in maniera piu’ calda e folcloristica e chi invece rimane piu’ distaccato. Genoani , foggiani e Laziali su tutti.


14) Con quale compagno di squadra eri piu’ affiatato sia nel Milan che nella Lazio?
 Nella Lazio con Neri e Favalli. Nel Milan con Carbone F. Galli Nava Simone Borgonovo.


15) Era un tuo sogno fin da bambino giocare a pallone o è stato un caso avvicinarti al mondo del calcio?
 Giocavo a pallone dalla mattina alla sera.Sicuramente è stato un sogno che si è avverato


16)   Vedi o  frequenti ancora qualcuno dei tuoi ex compagni di squadra?
 Con qualcuno sono rimasto in contatto


17)       Alcuni  ex giocatori hanno intrapreso la carriera di allenatori: a te piacerebbe? 
Se si, ti piacerebbe affrontare la sfida di allenare una squadra di serie A?
 Non nascondo che mi piacerebbe ,ma so benissimo che fare l’allenatore a certi livelli è difficilissimo.


18) Vista l’amicizia che ci lega, cosa pensi del Lazio Club Milano?
 Mi piace vedere delle persone che sanno stare insieme, che si adoperano con entusiasmo per la propria squadra del cuore e che non fanno mancare affetto e stima a ex giocatori importanti e meno importati in egual misura passati da questa bandiera.

Letto, approvato e sottoscritto da Giovanni STROPPA.

(a cura di Patrizia Ianniello – addetta stampa Lazio Club Milano)


Paolo MANDELLI

Category : Interviste

Paolo Mandelli, attaccante, nato a Milano il 4 dicembre 1967.
Arriva dall’Inter per la stagione 86/87, quella con partenza -9 in serie B.
Nonostante la giovane età,è un esterno che si mette immediatamente in evidenza nel gruppo di Fascetti, formando con POLI e FIORINI, un trio d’attacco completo.
Subito a segno nella prima partita da titolare (firma il pareggio di Pescara-Lazio 1-1 del 28 settembre 1986), realizza altre reti decisive come quella di Lazio –Pisa 1-0 del 18 gennaio 1987 e di Lazio-Parma 1-1 del 8 febbraio.
A fine campionato torna all’Inter che, durante il mercato autunnale lo cede alla Sambenedettese, sempre in serie B.


BILANCIO nella Lazio:

39 presenze – 6 reti
In Campionato 36 presenze – 6 reti
In Coppa Italia 3 presenze,- 0 reti

Eccolo per Noi…

1. E’ stato un caso entrare nel mondo del calcio o era un tuo sogno fin da bambino? Chi ti ha notato e segnalato?

Il calcio ha sempre fatto parte della mia vita fin da bambino .Quello di diventare un calciatore professionista era un sogno vicino alla realtà perché dentro di me ero sicuro di riuscire a centrare l’obiettivo .era come se mi sentissi un pre destinato non vedevo alternative a questo. L’unica paura che mi ricordo di avere avuto da bimbo era quella di farmi male in modo grave compromettendo la mia futura carriera.
Avevo 11 anni quando giocavo all’oratorio e sono stato segnalato all’inter da un osservatore della zona (Rino Confalonieri)

2. Hai esordito a 18 anni in serie A con l’Inter, nel Campionato 85/86: ci puoi dire le tue sensazioni?

Napoli di Maradona stadio S. Paolo gremito . Ricordo ogni secondo di quei venti minuti giocati. Si stava avverando ciò per il quale avevo combattuto fino a quel momento.

3. L’anno successivo sei passato alla Lazio, in serie B, con partenza caratterizzata dal famoso -9. Che impatto ha avuto nella tua carriera,il passaggio in serie B, alla Lazio dato che provenivi da una squadra vincente e famosa come l’Inter ?

Quando mi proposero di passare alla Lazio non ho avuto esitazioni ,fui subito entusiasta. Ricordo che mio padre si arrabbiò perché accettai senza neanche sottoporre la questione in famiglia.

4. Quando la Lazio è retrocessa in serie C ed è stata penalizzata di 9 punti, cos’hai provato?

La cosa fondamentale fu rimanere in serie b anche se penalizzati ,sapevamo che avremmo potuto recuperare lo svantaggio. fascetti disse : “ io rimango lo stesso e sono convinto di potercela fare ,chi non se la sente è pregato di scendere subito dal carro”. Nessuno scese…

5. In quella meravigliosa squadra non c’erano grandi nomi, ma senz’altro grandi uomini, un gruppo compatto e affiatato pronto a combattere per la salvezza: puoi raccontarci qualcosa del tuo rapporto con loro e di come ti hanno accolto in squadra, in un momento molto delicato e impegnativo per la Lazio?

Ero il più giovane quasi una mascotte ,ma io non ero intenzionato a fare quella parte volevo ricavarmi uno spazio importante.

6. Con quali compagni hai legato di piu’?

Come in tutti i gruppi non si può andare d’accordo con tutti ,in campo però era molto chiaro che l’obiettivo fosse comune.
Direi con Mimmo caso (che era il + anziano) mio compagno di camera ,Gregucci ,con il quale dividevo l’appartamento e poi Fabio Poli e Massimo Piscedda ,Il mitico “Podavini” ,il Kid Acerbis,il Bomber ,vorrei citarli tutti…

7. E con loro hai  mantenuto qualche rapporto?

Ultimamente mi sono sentito con Ciccio Esposito,con massimo Piscedda

8. Parlaci della tua esperienza accanto ad un grande atleta di cuore chiamato GIULIANO FIORINI

Un uomo e giocatore d’altri tempi ,viveva tutto in modo poetico ,si gustava le emozioni che il calcio e il popolo Laziale suscitava.

9. Dopo lo spareggio di Napoli con il Campobasso, ti sei reso conto che insieme ai tuoi compagni, sei entrato nell’Olimpo Biancoceleste? Che emozioni ti dà pensare a quella meravigliosa impresa?

Quando in ritiro a Napoli vedemmo le immagini dell’esodo laziale ci rendemmo conto che la salvezza ci avrebbe dato molto onore.

10. Pensavi fosse possibile la salvezza all’inizio di quella difficile avventura che dovevi affrontare con i tuoi compagni?

Mai avuto dubbi,anzi ad un certo punto addirittura pensavamo alla serie A

11. In maglia biancoceleste hai segnato 6 reti, quale di queste ti ha dato maggiori emozioni e soprattutto ricordi oggi come se l’avessi fatta ieri?

 Sicuramente la prima a Pescara,un pareggi che diede il via a molte vittorie

12. Dopo quello splendido campionato, l’Inter ti richiama a Milano.Come hai preso quel trasferimento, visto che la Lazio voleva tenerti?

All’inizio male ,il mio desiderio era quello di mettere radici nella Lazio, la società come l’allenatore erano  intenzionati a tenermi,purtroppo ero in prestito con nessuna possibilità di riscatto.

13. Secondo te, se fossi rimasto a Roma, la tua carriera avrebbe preso un andamento diverso? Hai qualche rimpianto per quel trasferimento? Saresti rimasto ancora volentieri alla Lazio?

Non voglio pensarci,sicuramente è il mio rimpianto più grande…
La Lazio mi era entrata nel cuore ,solo chi vi ha giocato può capire.
Per molto tempo portai al collo una piccola aquila d’oro regalatami dai tifosi che poi purtroppo persi.

14. Dal 1992 al 1996 hai giocato con il Foggia: 3 anni in serie A e 1 anno in serie B: Come hai trascorso quel periodo in terra pugliese? Ti sei trovato bene? Hai qualche ricordo in particolare che ti è rimasto nel cuore di quell’esperienza quadriennale?

Molto bene ,in serie A poi tutto è + bello.
Nel cuore mi è rimasto soprattutto il “Maestro”(Zeman)

15. Nel 2003 hai attaccato gli scarpini al chiodo come giocatore: è stata una scelta serena o avresti voluto ancora continuare? Cos’hai provato ad allontanarti dai campi di calcio da giocatore?

Pensavo peggio , quando giocavo pensavo con tristezza a questo momento ma anche in questo caso il tempo fa il suo corso e ti rendi conto che è giusto così . Fortunatamente mi diedero subito la possibilità di rimanere nel settore giovanile.
Le emozioni che provi quando esci dal tunnel e trovi lo stadio pieno o quando segni un goal sono difficilmente riscontrabili nella vita comune.

16. Gli ultimi due anni della tua carriera calcistica li hai passati giocando nel Sassuolo. Ora sei rimasto li’: cosa fai ora?

Ora alleno la squadra “primavera”

17. Ci racconti qualcosa di questa nuova realtà sportiva chiamata SASSUOLO CALCIO?

E ‘ una realtà nuova, fatta sicuramente da uomini con le idee chiare ,competenti ed ambiziosi che ti permettono di lavorare bene. Poi supportata da potenzialità economiche importanti

18. Ti piacerebbe allenare una squadra di serie A?

Magari la Lazio….anche se in questo momento sono molto entusiasta di lavorare con i giovani

19. Hai qualche punto di riferimento (allenatori )a cui ti ispiri in fase di allenamento?

Il meglio di tutti quelli che ho avuto. Poi le mie idee e il mio credo.

20. Con i vari trasferimenti, sei entrato in contatto con varie realtà di tifoseria Nord-Centro e Sud: quale tifoseria ti ha colpito di piu’ ed è riuscita a entrare nel tuo cuore?

Non c’è partita….

21. Trovi differenze tra il tifo di allora e quello attuale?

Una volta c’era più poesia in tutto

22. Tu hai avuto Calleri come Presidente: che differenze trovi tra lui e quello attuale Claudio Lotito?

non so ,forse l’attuale presidente è più cinico e pragmatico.

23. Cosa pensi della Lazio attuale?

Una buona squadra ,ma manca un po’ di pathos

24. Un tuo parere su Delio Rossi come allenatore

L’ho avuto a Foggia quando era alle prime armi. Ha saputo evolversi e migliorarsi .

25. Come giudichi tecnicamente Mauro Zarate,nuovo giovane gioiellino della Lazio 2008/2009?

Indubbie doti tecniche e atletiche , va un po’ sopportato da tutti ,non credo sia un giocatore facile da gestire… 

26. Trovi qualche similitudine con qualche altro giocatore del passato?

Penso che abbia un modo tutto suo di giocare. 

Paolo Mandelli

Letto, approvato e sottoscritto da PAOLO MANDELLI

(a cura di Patrizia Ianniello – addetta stampa Lazio Club Milano)


Renzo GARLASCHELLI

Category : Interviste

Renzo Garlaschelli, ala destra della Lazio, nato a Vidigulfo (PV) il 29/03/1950.
Cresciuto nel S. Angelo Lodigiano e acquistato dalla Lazio nel 1972, proveniente dal Como.
Giocatore dal fisico solido, fondamentale negli equilibri tattici della squadra.
Debutta subito da titolare il 24/09/1972 LAZIO-INTER.
Profondo opportunista in fase d’attacco, nella stagione dello scudetto offre il suo grande contributo segnando 10 reti.
BILANCIO nella Lazio:
276 presenze
64 reti (Campionato 51/ Coppa Italia 9/ Coppa Uefa 4)

Eccolo per noi…

1. I tuoi ricordi del passaggio dal Como alla Lazio: cosa hai provato?
E’ difficile descrivere cosa ho provato. Ero un ragazzo di 22 anni al quale è capitato qualcosa di inaspettato, qualcosa di più grande. Ero incredulo, sorpreso. Solo col tempo ho realizzato di essere stato molto fortunato.

2. Le tue emozioni in seguito alla conquista del 1^ scudetto della Lazio per il quale tu hai dato il tuo grande contributo?
Forse a distanza di tanto tempo mi rendo conto nel vero senso della parola di aver contribuito ad “un’impresa grande”.

3. Raccontaci di Napoli-Lazio del 1973.
Era l’ultima partita del campionato e forse avremmo anche potuto conquistare lo scudetto ma “le gambe non andavano più ed eravamo confusi e convinti che il Milan avesse già vinto il campionato.

4. Raccontaci qualcosa su quel gruppo meraviglioso che vinse lo scudetto.
E’ già stato detto tutto… Era una meravigliosa banda di matti.

5. Con chi avevi legato di più?
Legavo con tutti e mi sono sempre trovato bene.

6. I tuoi rapporti con Luciano Re Cecconi?
Ho conosciuto Luciano il giorno delle visite mediche e da quel momento ha avuto inizio un ottimo rapporto di amicizia.

7. Cosa ricordi di Maestrelli come mister e come uomo?
Chi l’ha conosciuto sa che Maestrelli era una persona perbene e grazie alle sue doti umane e alle sue capacità tecniche è riuscito a creare quel gruppo e a compiere il miracolo.

8. Gli altri tuoi allenatori: dicci qualcosa di più. Corsini, Vinicio, Lovati, Castagner, Clagluna.
Corsini: E’ rimasto poco, una bravissima persona.
Vinicio: Un duro, un ottimo allenatore.
Lovati: Un amico, una garanzia.
Castagner: Qualche problema ma stava iniziando il mio declino. Entrambi avremmo potuto fare di più, anche per Clagluna vale lo stesso discorso.

9. Cosa si prova a vincere un derby?
Quando si è immersi nel clima romano, vincere un derby è una GODURIA.

10. Come avete festeggiato la vittoria dello scudetto?
La sera stessa abbiamo festeggiato in albergo con una cena: la prima di una lunga serie…

11. Nonostante le richieste da parte di altre squadre, in particolare dell’Inter, cosa ti ha fatto decidere di rimanere a Roma dimostrando così un grande attaccamento alla Lazio e ai colori biancocelesti?
Nonostante le varie richieste sono rimasto a Roma perché mi ero affezionato alla squadra, ai tifosi, ai colori e alla città. Stavo benissimo, ormai alla Lazio mi sentivo a casa mia e speravo di rimanerci il più possibile.

12. Le tue sensazioni nel momento in cui hai deciso che era ora di appendere gli scarpini al chiodo (almeno come giocatore)?
Ero stanco, avevo dei problemi fisici e anche qualche problema familiare. E’ stata comunque una decisione serena.

13. Cosa ti ha fatto decidere di lasciare?
Come sopra.

14. Sei ancora in contatto con qualcuno dei tuoi compagni o allenatori?
Sì, mi sento ancora con diversi compagni.

15. Cosa fai ora?
Attualmente collaboro con RadioSei. Sto bene con la mia compagna Livia e mi diverto a fare il pensionato.

16. Cosa pensi del Lazio Club Milano?
Il Lazio Club Milano è una bella realtà. Il presidente si impegna molto, gli iscritti sono legatissimi alla squadra e forse soffrono di più degli altri tifosi anche per via della lontananza.

Milano, 10 giugno 2010
Letto, approvato e sottoscritto da Renzo Garlaschelli

(a cura di Patrizia Ianniello – addetta stampa Lazio Club Milano)


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